... e dire che da giovane mi sono cibato di molti loro libri (di Cacciari e soprattutto di Agamben)
e dei programmi tv "innovativi" di Freccero. Su Mattei preferisco tacere: oggi flirta spudoratamente con gli ambienti falso radicali, in realtà i più reazionari, tipo "generazioni future":
Società cooperativa di mutuo soccorso ecologico ad azionariato popolare
(andrebbero ricoverati di corsa già solo per la supercazzola della declaratoria).
Loschissimi personaggetti che, con la scusa dei beni comuni, si fanno scudo di un'intitolazione
a Stefano Rodotà - peraltro osteggiata dai suoi familiari.
(...) Sappiamo molte cose non solo di natura virologica, immunologica o epidemiologica relativamente a virus e vaccini, ma anche sul fronte della storia, della sociologia e della psicologia sociale dell’esitanza e dell’adesione. Purtroppo, queste ultime conoscenze sono poco note e per nulla utilizzate nel contesto delle consulenze esperte. Basta leggere interventi o ascoltare interviste a commento dei problemi di comunicazione sul fronte vaccinale per capire che chi parla sa poco dei determinanti dei comportamenti sociali, credendo che basti usare su quel fronte il buon senso (un pessimo strumento cognitivo come spiegava già Descartes). (...)
(,,,) Gli argomenti che criticano i vaccini sono stati dissezionati e si è visto che sono un campionario quasi unico di fallacie argomentative e pseudoscienza. Le fallacie argomentative e la pseudoscienza non si contrastano col moralismo o con appelli alla ragione. Chi ricorre automaticamente alle fallacie argomentative vuol dire non solo che non sa di cosa sta parlando, ma che è anche preso dentro a meccanismi di autoinganno e di rinforzo sociale, per cui qualunque critica gli scivola addosso. (...)
Una mappa critica del discorso di intellettuali e filosofi
(...) Naturalmente non c’è stata nessuna invenzione dell’epidemia: sostenere, come ha fatto Agamben, che una macchinazione occulta di governo e mezzi di informazione abbia trovato in questa epidemia una nuova occasione, dopo il terrorismo, per impedire gli assembramenti e togliere il potere al popolo, ha la stessa credibilità delle tesi dei novax sul fatto che l’epidemia serva a promuovere la vaccinazione di massa e l’arricchimento delle case farmaceutiche. (...)
disinformazione, miopia e narcisismo intellettuale.
(...) Agamben ha costruito la sua figura di filosofo anti-sistema, per cui il suo intervento sembra mosso piuttosto dalla volontà di confermare i propri discorsi che di capire qualcosa di ignoto, come invece tentano di fare altri studiosi e scienziati – col risultato di convergere con le posizioni più becere degli anarchisti epidemiologici e dei complottisti.
Il povero Rodotà fa il Girmi nella tomba
non siete curiosi di sapere chi si erge a difesa della Costituzione e del dissenso inteso come "bene comune"?
ecco "il rispetto" della combriccola di professoroni e sedicenti costituzionalisti
"Beni comuni", non complottismo vaccinale
per fortuna che c'è Maria Laura Rodotà che sorveglia: "“Non solo è una vigliaccata – twitta riprendendo un commento dello scrittore Christian Raimo – Mio padre era un meridionale illuminista assai, si sarebbe stravaccinato, ascoltava cortesemente i pirla ma non li amava”. A Repubblica.it Maria Laura Rodotà ha aggiunto che “mio padre con Ugo Mattei si è occupato dì beni comuni. Beni comuni, non complottismo vaccinale. Sarebbe corretto se Mattei e altri smettessero di usare il suo nome“.
Un murales spunta tra le macerie del paese fantasma dopo la frana del 2005
propongo un cartello di studi
a partire da
Georg Simmel, sulle Rovine
(…) Che ogni dimensione dell'umano "abbia la sua
origine dalla terra ed alla terra debba tornare" è una constatazione che
va qui al di là del suo triste nichilismo. Fra il non ancora ed il non più si
situa un momento positivo dello spirito la cui strada ora certo non indica più
la sua vetta ma, sazia della ricchezza di questo culmine, scende giù alla sua
patria, facendo in certo modo da pendant al "momento fertile"
rispetto al quale quella ricchezza è uno sguardo anticipante che la rovina guarda
alle sue spalle. Che la violenza realizzata dalla forza della natura su di
un'opera dell'arbitrio umano possa sortire però un effetto estetico presuppone
che in quest'opera, per quanto essa sia stata formata dallo spirito, non sia
mai svanita del tutto una pretesa giuridica della mera natura. In base alla sua
materia, al suo carattere fattuale, l'opera è sempre rimasta natura ed allorché
quest'ultima ora se ne riappropria non fa che realizzare in tal modo un
diritto, fino ad allora sospeso, al quale essa però per così dire non rinuncia
mai. Perciò la rovina sortisce così spesso un effetto tragico – sebbene non
triste –, poiché la distruzione qui non è alcunché che provenga assurdamente
dall'esterno, bensì è la realizzazione di un indirizzo collocato nello strato
d'esistenza più profondo di ciò che è distrutto. Perciò, allorché definiamo
"rovina" un essere umano, manca così spesso l'impressione
esteticamente soddisfacente connessa alla tragicità ovvero alla segreta
giustizia della distruzione. In questo caso, infatti, se anche s'intende che
quelle dimensioni psichiche che si designano in senso stretto come naturali, le
pulsioni o le inibizioni legate al corpo, le inazioni, gli accidenti, quanto
rinvia alla morte, s'impadroniscono degli strati specificatamente umani, validi
dal punto di vista della ragione, non per questo si verifica per il nostro
sentimento un diritto latente di quelle inclinazioni. Anzi, un diritto di
questo genere non esiste neppure. Noi riteniamo – non importa se a ragione o a
torto – che simili svilimenti di natura contraria allo spirito non ineriscano
alla natura umana, proprio in base al suo senso più profondo; su ogni
esteriorità essi posseggono un diritto che è nato con essa, ma sull'uomo no.
Perciò, anche a prescindere da considerazioni che stanno sotto altri aspetti,
come rovina l'uomo è così spesso triste più che tragico e privo di quella
compostezza metafisica che deriva alla decadenza dell'opera materiale da un suo
profondo Apriori. Quel carattere di ritorno alla patria non è che un'esplicitazione
dell'atmosfera di pace che circonda la rovina. Essa accompagna l'altra
sensazione secondo cui quelle due potenze mondane, l'aspirazione verso l'alto e
lo sprofondare verso il basso, cooperano nella rovina a formare l'immagine
tranquillizzante di un'esistenza puramente naturale. Esprimendo questa pace, la
rovina s'inserisce in maniera unitaria nel paesaggio circostante, aderendovi
come l'albero e il sasso, mentre il palazzo, la villa e financo la casa
colonica, anche dove meglio si adeguino all'atmosfera del loro paesaggio,
discendono sempre da un altro ordine di cose e si accordano con quello della
natura soltanto come a posteriori. In una costruzione molto antica in aperta
campagna, ma soprattutto e in primo luogo in una rovina, si nota spesso una
vera e propria uguaglianza di colore con le tonalità del terreno circostante.
Tentano di curare la Covid-19 con un farmaco vermifugo usato principalmente nei cavalli, l’ivermerctina, e muoiono. Sono loro le ultime vittime dei trattamenti fai da te. Si tratta di due persone di 38 e 79 anni del New Mexico, negli Stati Uniti d’America. Entrambi, secondo quanto si legge sull’edizione online del New York Post, hanno avuto una grave insufficienza renale.
APPROFONDIMENTI
Negli Usa sono aumentate le segnalazioni dei ricoveri per
l’assunzione di questo farmaco usato anche per mucche e altri
animali di grossa taglia, tanto che l’autorità regolatoria
statunitense, la Food and Drug Administration, ha cercato di
spiegare quanto questa cura rientri tra quelle che ora non
hanno valore scientifico. «Non siete un cavallo – hanno scritto
su un Tweet – Non siete una mucca. Seriamente, voi tutti,
smettetela».
L’uso di ivermectina negli Usa è aumentato di 28
volte nel mese di agosto rispetto al periodo pre-pandemico e i
casi di avvelenamento si sono quintuplicati.
You are not a horse. You are not a cow. Seriously, y'all. Stop it.
“C’è poco tempo: perché sprecarlo con questa spazzatura invece di rileggere la Divina Commedia?”
Harold Bloom
Elezioni a Cosenza, otto candidati a sindaco, 29 liste, 869 aspiranti consiglieri, uno ogni 75 e rotti abitanti (e sottolineo rotti). Troppo facile cimentarsi con un esercizio depressivo di sociologia, con qualche nozioncella di marketing e comunicazione politica. Ho pensato: perché non dare una mano agli 869 candidati? Sono facilmente reperibili migliaia (o forse milioni) di tool (nel linguaggio dell'informatica: "applicazione o funzione che ha un compito determinato"). Ad esempio i generatori automatici di testi, slogan, poesie, immagini, foto e disegnelli, etc. Considerando che almeno il 50% di quei 869 farà ricorso a supposti professionisti della comunicazione, a zie, cugini e nipoti, cinici mestieranti o studenti del DAMS e Scienze della Comunicazione, perché non aiutarli a tirar fuori qualcosa di decente, che almeno limiti l'impatto - non trascurabile - delle scemenze per il web e soprattutto dei supporti cartacei (santini, fac-simile, volantini, locandine, manifesti, etc.)?
ad esempio, giusto per localizzare la tenzone, abbiamo inserito "Cosenza" nel generatore di slogan, che ne ha prodotti 1.076.
Alcuni dei quali piuttosto interessanti:
151 Countries, One Cosenza
No Cosenza, No Kiss
Cosenza: Music To The Ears
Bigger, Better, Cosenza
You Can't Stop Cosenza
Cosenza For All Time
A Radical New Cosenza
Cosenza The Time Is Now
Cosenza The Only Solution
Cosenza - One Name, One Legend.
Free Cosenza For All.
(perfetto per Valerio Formisani) oppure
The Spirit Of Cosenza
(che andrebbe benissimo per Franco Pichierri).
Un ultimo slogan, buono per tutti gli 869 candidati:
Cosenza The Best Of The Litter*
ipotesi di visual
il logo della campagna
Cose che restano, Aldo Presta, 2021
Ma questo dovete chiederlo a Aldo.
Ringraziandolo - come usa dire Conchita De Gregorio accommatiandosi da "In Onda"-
"per il privilegio della vostra attenzione".
Insomma, questi slogan (ma - mi raccomando - voi dite "claim" e alludete alla fattura proveniente da una importante - non dite "rinomata" ché sembra una pizzeria - agenzia milanese) sono tutti generati da un software e sono immancabilmente no copyright. E dunque gratis. Chi scrive è una specie di Emergency, o perlomeno molto vicina a quella ONG, solo che si occupa di emergenze "comunicative" (ma preferirei chiamarle "testuali").
Ovviamente i tool si allungano sulla parte grafica.
Andiamo a esplorare frizzifrizzi.itvale a direTool.Graphic, una piccola piattaforma sperimentale realizzata dal giovane sviluppatore russo Andrey Andronov.
Si tratta di un sito che permette di generare casualmente dei poster ispirati all’estetica di alcune delle avanguardie e degli stili del primo ‘900. Ad oggi ne sono disponibili solo tre, Suprematismo, Mondrian e Bauhaus, mentre prossimamente usciranno anche raggismo e tipografia (grazie a Aldo Presta per la preziosa segnalazione).
Se vi piace Oskar Schlemmer e il Bauhaus, allora siete a cavallo: