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mercoledì 24 agosto 2022

I falsi pacifisti e altri pusillanimi

 



L’hanno scritto in tre – Eugenio Colorni, Ernesto Rossi, Altiero Spinelli – su un’isola dove erano confinati. È il manifesto di Ventotene, il progetto di un’Europa possibile e necessaria.

Era l’estate del ’41, molto preoccupante, per l’Italia, l’Europa, il mondo. Può aiutarci ad affrontare i tempi orribili nei quali siamo entrati.

 



 

(Elogio delle ammorsature)

 (...) Rileggiamo i primi articoli della nostra costituzione e fermiamoci sull’11 (quante volte l’avremo sentito?): “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”. È il ripudio dell’ottuso sovranismo per una prospettiva più ampia, la sola che può dare speranza.

 



  Lo diceva bene Calamandrei: “Come gli architetti nel costruire parte di un edificio che dovrà esser compiuto nell’avvenire lasciano nella parete destinata a servire d’appoggio certe pietre sporgenti che essi chiamano ammorsature, cosi è concepibile che nella Costituzione italiana siano inserite, in direzione della federazione non ancor nata, cosiffatte ammorsature giuridiche, che potranno domani servire di raccordo e di collegamento con una più vasta costruzione internazionale: offerte unilaterali che mostreranno fin d’ora la nostra buona volontà, e che, funzionando oggi da invito e da esempio, potranno domani, quando il nostro richiamo sarà compreso, trasformarsi in intese e, via via, in aggregati sempre più solidi e più spaziosi “.

Mòrsa (enciclopedia Treccani)  


Nelle strutture in muratura costituite da due o più paramenti verticali affiancati, ogni pietra o mattone (detta anche ammorsatura o immorsatura) che per la sua maggiore lunghezza sporge dalle altre dello stesso corso esercitando un’azione di collegamento (o di ammorsamento) con il paramento contiguo; è un tipo di attacco che serve a dare una migliore continuità diminuendo il pericolo delle incrinature, che si possono formare lungo l’unione per l’assestamento della nuova costruzione.


L’aggregato più solido e spazioso è l’Europa. Non possiamo rinunciarvi per rinchiuderci in spazi nazionali asfittici e pericolanti, in balia di potenze economiche, politiche e militari che vediamo all’opera contro tutti i principi che abbiamo condiviso nella carta del Diritti fondamentali dell’Unione Europea: dignità, libertà, uguaglianza, solidarietà, cittadinanza, giustizia. Piero Calamandrei riuscì a cogliere, con una metafora architettonica alquanto singolare, questa tensione espansiva del testo costituzionale e, soprattutto, l’«ineludibilità storica dell’espansione dell’associazionismo internazionale» che, già alla fine degli anni ’40, era percepita come una scelta non più ritrattabile; il padre costituente, infatti, parlò di «ammorsature giuridiche» per indicare quelle disposizioni che, in un futuro, non ancora  immaginabile o comunque non pienamente configurabile negli anni in cui operò la Costituente, sarebbero potute «servire di raccordo e di collegamento con una più vasta costruzione internazionale».

[1] Questa visione sovrannazionale e comunitaria (e poi europea) del patto costituzionale rappresenta un’importante eredità per gli operatori giuridici e la classe politica di oggi; avendo a mente il formidabile percorso di integrazione europeo compiuto dal nostro paese, quelle ammorsature giuridiche, di cui parlava Calamandrei, sembrano aver raggiunto lo scopo prefissato. La previsione introdotta con la legge costituzionale n. 3 del 2001 s’inserisce in questa prospettiva generale, rappresentando, senza ombra di dubbio, un’evoluzione in senso migliorativo di quanto già auspicato dai padri costituenti.

Non a caso nel corso degli anni, dall'ammirazione reciproca nascerà una profonda amicizia, che farà dire a Bobbio di Calamandrei: «era quello che avrei voluto essere».

Succede però che l’ex premier Conte, nonostante l’infarinatura di cultura giuridica, ha poi rilanciato la sua richiesta su uno stop alle armi per Kiev: “Non credo che il governo italiano, dopo tre invii di forniture, si debba distinguere per continuare a riarmare l’Ucraina. Ci dicono gli esperti che l’Ucraina in questo momento è uno dei paesi più armati al mondo“. Non che da ciò che resta del M5S ci saremmo aspettati qualcosa di diverso. Miopia e cinismo li hanno nei cromosomi. “Né destra, né sinistra”, con quell’antico assunto di base hanno sempre camuffato opportunismo e qualunquismo di fondo, autoeleggendosi a movimento post-ideologico e transpolitico.

[2][ Gli artt. 10 e 11 Cost., il primo, statuendo la clausola internazionalistica e il secondo, accettando solennemente «limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni», rappresentano il “cuore” della scelta di apertura dei padri costituenti e la base del composito percorso intrapreso dall’Italia nel cammino d’integrazione europea e nel riconoscimento delle numerose Carte dei diritti elaborate in ambito internazionale (come, ad esempio, la CEDU o la Convenzione di Ginevra sullo status di rifugiato del 1951). Le cose dette finora e, soprattutto, ciò che si potrebbe dire ancora su questo tema vastissimo, confermano che il principio internazionale potrebbe essere considerato un principio supremo, tale da resistere al procedimento di revisione costituzionale, in virtù dell’impronta espansiva dell’art. 139 Cost., più volte menzionata. L’intangibilità della vocazione internazionale si può accertare, non solo dalla collocazione degli artt. 10 e 11 Cost. nella prima parte della Costituzione, ma dalla constatazione che il principio in esame è visceralmente collegato a Repubblica, che non può (o sicuramente non può più) essere considerata una Repubblica democratica solo intra moenia, ma anche europea; peraltro, le scelte compiute dall’Italia, dal Trattato di Roma del 1957 in avanti, potrebbero confermare che il diritto costituzionale italiano non può considerarsi avulso dal processo di integrazione europeo. Uno dei risultati di questo lungo e complesso cammino è stato la creazione di un sistema parlamentare euro-nazionale, nel quale il Governo italiano opera contemporaneamente in due diversi contesti istituzionali (quello nazionale e quello europeo); ciò non descrive solamente dall’esterno la nostra forma di governo (e quindi la forma di Stato), ma la alimenta, la integra, diventandone, così, un suo aspetto costitutivo.


martedì 23 agosto 2022

Perché il paesaggio di Orazio Converso è brullo

 Bernard Charbonneau, 

Bordeaux, classe 1910, occhiali spessi e basco, 4 foto-quattro 

rintracciabili su google e una su wikipedia: questa. 



Somiglia a Orazio, e non solo fisicamente. "Il dénonce ce qu'il considère être la dictature de l'économie et du développement et s'impose comme pionnier de l'écologie politique. Come pure Orazio nel comprensorio del Potame Busento in provincia di Cosenza, Charbonneau sognò una République des Pyrénées, une forme d'organisation de la société, radicalement différente des idéologies du xx siècle, ancorata alle prime esperienze telematiche italiane come i Bulletin Board System (BBS), sull'Orienteering e su una poetica anarcoide che favoriva lo strappare le pagine delle guide turistiche. 


  • Le Jardin de Babylone, 1969, (2002); Il Giardino di Babilonia, Edizioni degli animali, Milano 2022 (Traduzione italiana di Simona Mambrini, a cura di Daniel Cérézuelle, prefazione di Goffredo Fofi, postfazione di Serge Latouche).


 * Jalabert Guy. Maurice Bardet, Bernard Charbonneau, La fin du paysage. In: Revue géographique des Pyrénées et du Sud-Ouest, tome 45, fascicule 2, 1974. Petites villes et espace rural. p. 216.




Davide Brullo

"Più che i fastosi proclami sulla "tutela" della natura, sempre a favore di pubblico, scrive Charbonneau in questo libro scomodo, scostante, meraviglioso, curiamo la nostra natura etica, "perché non rifiutare le agenzie di viaggio, la segnaletica e le seggiovie? Perché non creare una consorteria di individui solitari, con l'obbiettivo di impedire l'invasione capillare della macchina e dell'organizzazione?". Troppo tardi? Intanto, impariamo i nomi degli alberi, il veleno delle erbe; a guardare nel coagulo delle costellazioni, a mangiare a mani nude, imboccando il debole".

sabato 23 luglio 2022

Incidere (in tutti i sensi)

 

La terra sta degenerando; 
disonestà e corruzione abbondano; 
i figli non rispettano i genitori; 
ogni uomo vuole scrivere un libro 
ed è perciò evidente che la fine del mondo si approssima a grandi passi”. 

Sembra Aldo Cazzullo, ma si tratta di un’iscrizione assira del 2800 avanti Cristo. (...)











(special guest Nane Cantatore)

A mente quasi fredda, provo a ricostruire quello che è successo.
In due parole, Draghi ha chiesto, anzi, preteso l'impossibile e non l'ha ottenuto. Il suo discorso, appena velato da qualche forma di cortesia, diceva questo: "sono venuto per fare una serie di cose nel mezzo di un gran casino e mi era stato garantito un appoggio pressoché totale delle forze politiche e del Parlamento. Parecchie cose le abbiamo fatte, molte ne restano da fare, per cui avrei bisogno di andare avanti come prima. Solo che sono ormai mesi che avete ricominciato a rompere i coglioni con le vostre cazzatine. Allora, delle due l'una: o vi attaccate al cazzo (di chi vi pare purché non il mio) e si torna a fare i seri, o vi mando affanculo".
Già così è pesantina, ma non finisce qui. Perché accanto a tutto questo c'era un sottotesto ancora più dirompente. A rivelarlo, una parola sola, ma ripetuta tre volte in tutto il discorso, una paroletta dall'aria innocua ma pesantissima: balneari. Il vero tema inaccettabile, per le formazioni politiche che si sono defilate, era perfettamente espresso in un discorso appena implicito, che vado a esplicitare per il gentile pubblico:
"L'Italia è nella merda perché è ostaggio di settemila camarille che si sono incistate in ogni piega. Incidere su qualsiasi settore significa incidere la relativa cisti. Il problema è che voi dovete difendere ogni singola cisti perché così garantite tutte le altre e in questo modo garantite anche voi stessi. Bene, così non va: o si fanno le cose secondo il famoso programma di rinnovamento, o vi tenete quei bubboni a cui siete tanto affezionati. Ma vi avviso: se mi dite di restare, voglio piena libertà di incisione".
Chiaro che, a scegliere tra l'Europa e le cisti, questi hanno scelto le cisti. Chiaro, credo e spero, che chi ha priorità diverse dovrebbe, auspicabilmente, trovare un principio comune.






giovedì 14 luglio 2022

Ma una taglia, no?

 Lo scorso anno Gregg Abbott, il governatore del Texas, mise una taglia di 10.000 dollari al fine di incentivare le persone a far rispettare l'orribile legge sull'aborto. Possibile che non si possa emulare  per finalità etiche  

10.000 dollari di delazione



28.000 civili 

(stima)



sabato 18 giugno 2022

Sulla paranoia di Vladimir Vladimirovič Putin

 Massimo Ammaniti sulla paranoia di Putin


Massimo Recalcati 

Putin narcisista maligno e autodistruttivo




"Porco"
Vengo dal macellaio

Serafino Malaguarnera est psychologue et psychanalyste à Bruxelles




sabato 28 maggio 2022

Cosa cavolo è successo a Maruzzo?

 



Scusa Cintuzzo, tu che hai ottime entrature coi santi (in particolare con S.Antonio), potresti chiedere notizie di Maruzzo? Grazie in anticipo

§

Con o senza Raimo

Niktor

 

Scornajenchi & Iozzo sono piuttosto exotici. Come Gaugin cercano di far parlare l’alterità “senza assestare il proprio esilio in un’altra appartenenza” (bella questa frase, non capisco cosa significhi ma significherà senz’altro qualcosa di pertinente).

Veri bbifolki coll’orecchino e le crafatte ala storta, Iozzo & Scornajenchi sono pure piuttosto zotici.

Artituristi esiliati in quel di Cosenza, agrituristi internati tra Dipignano e Arcavacata.

Non sopportano il patetismo procedente dal postulato d’inerzia. Ci propongono una allucinazione piacevolmente vera. Hanno abbastanza cosmo dentro.

Mentre a noi cominciano a mancare il sole, la luna e le mezze stagioni (signora mia!).

Alla fine del millennio, col pretesto delle invasioni (dell’assessore diocenescansieanansi), erigono macchine celibi. Utili a schiacciare l’osservatore. In altre parole, un classico desiderio di feem, complicato da forti intenzioni duarcarie (mi si darà atto che gli scritti, cosiddetti critici, di presentazione di qualche artistone non sono solitamente più chiari di questo).

Fleefl? – ripetè il Rigeneratore.

Marfoosh – rispose Caswell, inventando la parola sul momento.

Dov’è Basdeluto? E l’uomo che prese una paura in Belgio?

Vi manca una bella etichetta sulla merce, un cartiglio, un bel titolo che solo Pasquale Basdeluto col suo fedele pungibullone sa fabbricare. E per questo molto vi rimprovero.

 

Quanto agli alieni (quelli veri, quelli cattivi) essi vivono. In basso. E lì volano.

Il male infatti può venire sia dall’Alto che dal Basso. Essi si annidano, lo so per certo, nei centri interdipartimentali universitari. Sono le sentinelle del politically correct. Non sono ultracorpi ma ci hanno già invaso. Hanno vari travestimenti ma per lo più sono delle agrisociologhe inneggianti alla sacra immagine di Maria Goretti e non hanno un marfoosh da fare. Sarebbero fortemente in disaccordo con klatù-klatù.

Anche per questo l’abbiamo chiamata Arcavacata 3. Come la terza puntata di Alien.

Occorerebbe nuclearizzare. Prima che nuclearizzino me.

 

 

massimo celani, a minuscola, giugno ‘99