Blog di servizio

qui i post - di solito - decollano per altre destinazioni

sabato 8 luglio 2017

Passeggiando a Cerisy-la-Salle con Daniele Garritano e Bruno Moroncini, feat. Philippe Sollers



Proust 5 + 1

di Marfoosh M. Celani



Da qualche parte c’è sempre stato un soggetto ordinatore, c’è dell’ordine. La scrittura non è in fondo il modo in cui un soggetto si mette in gioco nella pratica, nel luogo di questa eterogeneità? Aggiunge Sollers “se anche non scrivesse niente, ciò non mi disturberebbe affatto!”. Ordo nel lessico latino – è un noto serial jacabookiller a ricordarcelo - significa disposizione, schieramento (di truppe, di alberi, etc.) ma anche regolamento, misura. Ordinare si configura come gesto che implica legge, legame, (…) l’idea di un’azione, di un intervento attivo del soggetto ordinatore. Anche nel caso del disegno ci troviamo di fronte all’idea di legame, di rapporto reciproco tra segni ed anche qui, di legame implicante un progetto, un intervento dell’attore del disegnare. Designare in latino, ma anche bezeichnen in tedesco, in inglese design, significano tracciare dei segni collegandoli in un insieme sensato, ma anche manifestare un’intenzione: designare, cioè nominare. In ogni caso un prendere posizione, un decidere.
 AA.VV., Di-segno. La giustizia nel discorso, a cura di Gianfranco Dalmasso, Jaca Book, 1984

martedì 25 aprile 2017

“Un digiunatore” di Eimuntas Nekrošius (Teatro Auditorium Unical, 24 aprile 2017)

E all’orizzonte solo guardiani e macellai
di Massimo Celani


“Certamente c’è un insieme delle tue esperienze pregresse, che vengono fuori dalle tasche, dalle maniche. Tutto ciò che sai. Come se volessi ripeterlo, non per tua volontà, è come se qualche demone ti spingesse a tornare ai tuoi vecchi modi. […] Sicuramente l’atteggiamento si acuisce con gli anni. Ma non sai di più con l’età. È un cliché che con l’età si acquisiscano saggezza e consapevolezza. Bisognerebbe dire che le perdiamo. Perdiamo consapevolezza, arguzia e sensi. Si sviluppa apatia. […] Preferirei che fosse il contrario, tuttavia è fisiologico […]
Eimuntas Nekrošius: dal documentario di Audronis Liuga “Allontanare l’orizzonte”

sabato 22 aprile 2017

Cronachelle di una morte annunciata

di Massimo Celani

L'editore è quello che è. Non dirò una parola di più, tanto è imbarazzante per me avergli aperto e messo a disposizione casa, studio, amicizia, tempo, notti, entusiasmo progettuale e persino un direttore dal profilo perfetto per una iniziativa editoriale radicalmente innovativa e che per di più se ne stava tranquillo in Florida.
La reputazione era nota, colpa mia che son vittima perenne dell'illusione, compresa quella che gli antichi greci chiamavano kairòs, il tempo giusto nel quale le cose sembrano incastrare. Non in quanto fondatore di La Repubblica o del Giornale di Calabria, non perché giornalista tra i più arguti, eretici e imprevedibili della nostra epoca, ma perché Guzzanti era il direttore giusto, il più "idoneo", qualcosa di speciale, un'occasione imperdibile. Kairòs è il passaggio all'azione da compiere tempestivamente, che non tollera ritardi o esitazioni, così Paolo era “Cronache delle Calabrie”. E la sua disponibilità a tornare in Calabria una botta di culo. Anche perché quella Calabria anni '70, situata a Pian del Lago, km 273, delle crapule crupiane a base di maiale e capre appena sgozzate non erano certo ricordi incoraggianti. 


30 luglio 1973, festa in redazione per il primo numero de Il giornale di Calabria
da sinistra Piero Ardenti e Paolo Guzzanti, sulla destra s'intravvedono Ernesto D'Ippolito e Lullo Sergi

domenica 17 aprile 2016

I passi a ritroso della Gnam

Memoria
di Alfredo Pirri


scrivo questa memoria in conseguenza all’uscita di alcuni articoli attinenti alla rimozione della mia opera “Passi” del 2011 dal salone d’accesso della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e alle tante richieste d’informazioni o di prese di posizione sia precedenti sia successive allo smontaggio dell’opera. Il fine di questo comunicato  è quello  di chiarire la mia posizione al riguardo.

Turistiche o elettorali



Sempre e solo parole vuote
di Massimo Celani


 testata di letto capitonné

Ho iniziato a occuparmi (preoccupandomene) delle parole turistiche della nostra regione vent’anni or sono. Sfruculiai quel “mediterraneo da scoprire” perché era un enunciato vuoto e in più era una soluzione buona pure per Pantelleria, Cipro e la Sicilia. Feci le pulci a quello slogan su “Ora Locale”, il bel bimestrale diretto da Mario Alcaro.  Da lì in poi è andata sempre peggio e la nostra regione, pur spendendo molti quattrini, non si è finora distinta in un discorso pubblicitario sensato.
Salverei solo “chi ama la Calabria non paga il treno”, enunciato che è esso stesso un'azione, un dispositivo, un fare, insomma un incentivo intermodale (non una scemenza creativa), varato in tempi lontani da Michele Traversa.

venerdì 1 aprile 2016

Ariecchime!



(Parola elettorale I)
Ariecchime

di Massimo Celani

L'altra mattina mi sono imbattuto in un poster di grande formato affisso a Cosenza nei pressi del ponte Mancini. E' il primo prodotto comunicativo elettorale visibile (chi si occupa di pubblicità direbbe "above the line") delle amministrative cosentine. La faccia sorridente del candidato sindaco convive con grazia con una scritta: "Bentornata Politica, bentornata speranza". Leggo curioso, non ho pregiudizi, non ho preconcetti, anche perché