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martedì 23 novembre 2021

Epidemiologi e epistemologi improvvisati

 


tutti commissari tecnici






quando si ha molta, molta intelligenza, non bisogna usarla tutta. 
Bersani da Floris (di Martedì) 14 settembre 2021



Una mappa critica del discorso di intellettuali e filosofi

(...) Naturalmente non c’è stata nessuna invenzione dell’epidemia: sostenere, come ha fatto Agamben, che una macchinazione occulta di governo e mezzi di informazione abbia trovato in questa epidemia una nuova occasione, dopo il terrorismo, per impedire gli assembramenti e togliere il potere al popolo, ha la stessa credibilità delle tesi dei novax sul fatto che l’epidemia serva a promuovere la vaccinazione di massa e l’arricchimento delle case farmaceutiche. (...)

disinformazione, miopia e narcisismo intellettuale.

(...) Agamben ha costruito la sua figura di filosofo anti-sistema, per cui il suo intervento sembra mosso piuttosto dalla volontà di confermare i propri discorsi che di capire qualcosa di ignoto, come invece tentano di fare altri studiosi e scienziati – col risultato di convergere con le posizioni più becere degli anarchisti epidemiologici e dei complottisti. 

 Il povero Rodotà fa il Girmi nella tomba

non siete curiosi di sapere chi si erge a difesa della Costituzione e del dissenso inteso come "bene comune"? 

ecco "il rispetto" della combriccola di professoroni e sedicenti costituzionalisti

"Beni comuni", non complottismo vaccinale
per fortuna che c'è Maria Laura Rodotà che sorveglia: "“Non solo è una vigliaccata – twitta riprendendo un commento dello scrittore Christian Raimo – Mio padre era un meridionale illuminista assai, si sarebbe stravaccinato, ascoltava cortesemente i pirla ma non li amava”. A Repubblica.it Maria Laura Rodotà ha aggiunto che “mio padre con Ugo Mattei si è occupato dì beni comuni. Beni comuni, non complottismo vaccinale. Sarebbe corretto se Mattei e altri smettessero di usare il suo nome“.



occhio alle date: Rai News è del 4 novembre 2021

giovedì 23 gennaio 1964
commissione XIV

Legislatura IV della Repubblica italiana
Svolgimento: DE PASCALIS: Sulla vaccinazione Sabin antipoliomieliticatica (interr. n. 648); PASQUALICCHIO (interr. n. 507); ROMANO (interr. n. 603) 
Seduta di venerdì 14 febbraio 1964
resoconto stenografico

Ci siamo già passati
era il 14 febbraio 1964
(...)
PRESIDENTE. Le seguenti interrogazioni,
tutte dirette al ministro della sanità, che trattano lo stesso argomento, saranno svolte congiuntamente:
Pasqualicchio, « per conoscere quali cause abbiano determinato il rinvio della vaccinazione antipoliomielitica con il vaccino Sabin,
sebbene sia stato annunziato da alcuni mesi l'inizio della vaccinazione con detto vaccino » (507);
Romano e Nicolazzi, « per conoscere quali disposizioni siano state impartite per introdurre nel più breve tempo possibile anche in Italia la vaccinazione in massa contro la poliomielite con il vaccino per via orale del tipo Sabin. Gli interroganti chiedono, in particolare, di conoscere se il Governo ritenga necessario – per non perdere altro tempo prezioso e per garantire la somministrazione di un vaccino sicuramente efficace e non di un gradevole sciroppo – superare la normale rete di distribuzione farmaceutica, non attrezzata con idonei impianti di refrigerazione, e distribuire il vaccino Sabin attraverso appositi centri provinciali, ospedali, farmacie comunali, ecc., sotto il controllo e la responsabilità del Ministero della sanità e dei suoi organi periferici » (603);
De Pascalis, Usvardi e Baldani Guerra,
« per conoscere i criteri e gli indirizzi con cui è stata impostata e sarà realizzata la campagna nazionale antipoliomielitica col metodo Sabin » (648) .
L'onorevole ministro della sanità ha facoltà di rispondere.
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Giacomo Mancini 
Giacomo Mancini 
con il Presidente della Repubblica 
Antonio Segni

 

(Continua il Ministro della Sanità )

 

Per far convergere intorno alla campagna di vaccinazione il consenso più largo dell'opinione pubblica, in ogni provincia è stata predisposta la costituzione di un apposito comitato, chiamando a farne parte personalità ed esperti della provincia.
È stato ancora una volta ricordato che il trattamento profilattico antipolio viene praticato gratuitamente a tutti i soggetti appartenenti al gruppo di età da quattro mesi a venti anni; naturalmente la precedenza assoluta deve essere data al gruppo da quattro mesi a
cinque anni, che comprende, come si è detto, fino all'80-85 per cento dei colpiti, provvedendo, in relazione ai quantitativi di vaccino disponibile, alla graduale estensione della vaccinazione ai gruppi di età superiore. Abbiamo in particolar modo raccomandato che tutti gli sforzi siano concentrati, almeno in un primo tempo, per evitare che anche un solo bambino del gruppo da quattro mesi a cinque anni sia privato dei benefici del trattamento protettivo per negligenza o incomprensione dei genitori.
Per raggiungere tale obiettivo si rende necessario predisporre una elaborazione precisa e dettagliata dei vari tempi delle operazioni vaccinali e stabilire un attento e continuativo controllo su tutte le varie operazioni, al fine di poter provvedere con assoluta tempestività ad eliminare gli inconvenienti che comunque potessero presentarsi.
Abbiamo suggerito vari mezzi per poter disporre di un numero sufficiente di centri e posti di vaccinazione, utilizzando dove è possibile la rete consultoriale dell'O.N.M.I., i poliambulatori e gli ambulatori dei comuni, delle province, delle cliniche universitarie, degli ospedali, degli istituti di assistenza malattia, ecc . Sono già intervenuti accordi con l'O.N.M.I. affinché ci si possa anche giovare della preziosa collaborazione delle assistenti sanitarie e delle vigilatrici d'infanzia.
Al fine di concretare in dettaglio il programma di attuazione della campagna vaccinale, di assicurare all'azione di controllo sullo svolgimento delle operazioni il massimo di tempestività e di efficacia, di evitare soprattutto che si attribuiscano al trattamento profilattico inconvenienti dovuti a tutt'altra causa e di evitare altresì la comparsa di manifestazioni cliniche non aventi con la vaccinazione alcun rapporto oltre quello di una coincidenza cronologica, si è predisposta in ogni provincia la costituzione di una commissione medica, di cui dovranno far parte, oltre il medico provinciale e l'ufficiale sanitario, anche i primari medico e pediatra del locale ospedale, i clinici medico e pediatrico universitari ed il titolare della cattedra di igiene (dove esistono), il direttore sanitariodell'O.N.M.I., l'ufficiale sanitario del capoluogo, il direttore del laboratorio provinciale medico-micrografico, nonché gli esperti che si riterrà opportuno includere.
Inoltre ho predisposto anche la costituzione di una commissione medica centrale, composta da un igienista, un pediatra, un clinico medico, un clinico per malattie infettive ed un microbiologo, tutti titolari di cattedra. Per la diagnosi eziologica di eventuali manifestazioni sospette, sia la commissione medica provinciale sia quella central e potranno rivolgersi ai sedici centri per l 'accertamento virologico attualmente esistenti in Italia e all'Istituto superiore di sanità.
Per la distribuzione del vaccino dobbiamo distinguere la distribuzione del vaccino per uso di privati e quella per la vaccinazione di Stato. Nel primo caso l'istituto vaccino-produttore ha cominciato ad inviare congrue quantità di vaccino ai propri depositi distribuiti in tutta Italia e dotati dei frigoriferi necessari; tale invio dovrà essere completato entro il prossimo venti febbraio.
A partire da tale epoca comincerà la distribuzione del nostro vaccino a tutti gli uffici dei medici provinciali. Questi ultimi predisporranno a loro volta l'invio del vaccino nei centri più importanti della loro provincia;
in detti centri saranno organizzati, a tempo opportuno, servizi itineranti, i quali disporranno di cassette refrigeranti e termos, per mantenere costantemente il vaccino alla temperatura di ghiaccio fondente (massimo più 5 gradi), temperatura alla quale il vaccino conserva integra la sua validità per 15 giorni.
Gli onorevoli Romano e Nicolazzi potranno così constatare che praticamente è stato seguito con anticipo il loro consiglio: oltreché nelle farmacie all'uopo attrezzate (e non sono poche), il vaccino antipolio sarà reperibile anche negli appositi centri provinciali e comunali, come appunto essi suggeriscono.
Si è provveduto poi a fare accreditare ai medici provinciali, nella misura massima consentita dalle disponibilità del bilancio, i fondi relativi all'acquisto di quanto occorrente per la pratica esecuzione della vaccinazione.
Sulle particolari modalità di esecuzione della vaccinazione stessa forse oggi non è opportuno dilungarsi ; desidero solo aggiungere che il vaccino sarà somministrato in sospensione acquosa, mediante due gocce da darsi direttamente con un cucchiaino. Ho raccomandato ai medici provinciali di stabilire un calendario delle varie fasi organizzative ed esecutive e di attenersi ad esso con la massima precisione. Ho chiesto di essere direttamente e sistematicamente informato di ogni cosa, ricordando che tutto quello che riguarda la vaccinazione antipoliomielitica ha precedenza assoluta su tutto. (...)
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MANCINI, Ministro della sanità.
Ritengo doveroso dire subito che condivido le preoccupazioni dell'onorevole Pasqualicchio per il rinvio che ha subìto l'inizio della vaccinazione antipoliomielitica con il vaccino Sabin, contrariamente alle assicurazioni che erano state date in precedenza.
In effetti alla data del 15 dicembre 1963, praticamente quindi all'inizio dell 'attività dell'attuale Governo, esisteva di fatto, per quanto riguarda il programma di vaccinazione antipolio, una situazione piuttosto difficile.
Per l'attuazione della vaccinazione secondo Sabin occorreva provvedere alla tempestiva distribuzione presso tutti gli uffici dei medici provinciali di un adeguato numero di frigoriferi, una parte dei quali a meno venti gradi, necessari per una idonea conservazione del vaccino fino al momento del suo impiego.
I frigoriferi ordinati a tale scopo (circa tremila) sarebbero stati però consegnati al massimo e nella migliore delle ipotesi entro il prossimo mese di maggio 1964: il che significava che la campagna di vaccinazione avrebbe dovuto essere svolta nel periodo giugno-agosto.
E' noto come la vaccinazione praticata durante i mesi estivi non sia la preferibile, soprattutto per la maggiore probabilità di una azione interferente degli enterovirus più diffusi in questo periodo, con la conseguenza di una diminuita efficacia della misura immunitaria. D'altra parte era da respingere l'ipotesi di uno spostamento dell'inizio della vaccinazione alla fine dell'autunno 1964, perché in tal modo nulla si sarebbe fatte per prevenire quei casi di malattia paralitica che, in base ai dati epidemiologici attuali, si è indotti a temere per la stagione estivo-autunnale del corrente anno.
Si è resa pertanto necessaria una radicale e non facile modifica del programma precedente predisposto, attuando provvedimenti di emergenza, fra cui una immediata e diretta distribuzione di una congrua aliquota di frigoriferi. Non potendosi, comunque, iniziare la vaccinazione prima di marzo, si è ritenuto opportuno interpellare su tale ritardo il Consiglio superiore di sanità. -----
Questo non solo ha confortato il Ministero del proprio parere favorevole, ma ha anche approvato i principi organizzativi ed esecutivi da noi predisposti.
Il 28 gennaio ho convocato perciò a Roma tutti i medici provinciali, sottolineando l'importanza del compito che si affidava loro per la campagna di vaccinazione e richiedendo loro il massimo impegno. Ciò perché il piano di emergenza da noi predisposto comporta per ognuno di essi un vero e proprio stato di mobilitazione almeno per due mesi, febbraio e marzo, il primo riservato prevalentemente al programma di organizzazione e il secondo a quello esecutivo.
I medici provinciali nella loro azione di propaganda devono sottolineare particolarmente i seguenti punti : a) le conseguenze economico-sociali della malattia invalidante ; b) l'esaurimento della protezione materna, di norma, entro tre mesi dalla nascita, e conseguentemente l'assoluta necessità di sottoporre i nuovi nati alla pratica vaccinale a partire dall'inizio del quarto mese di vita, perché da tale data essi risultano sprovvisti di ogni efficace difesa contro i micidiali virus selvaggi della polio (ciò è dimostrato dal fatto che nel nostro paese oltre l'85 per cento dei colpiti appartiene al gruppo di bambini da quattro mesi a cinque anni) ; c) il grado di protezione conferito dalla vaccinazione, che dipende strettamente dalla regolarità e dalla completezza del trattamento; d) la innocuità dei virus vivi attenuati, che è ormai dimostrata dal loro larghissimo impiego nelle condizioni epidemiologiche e di ambiente più disparate;
e) il fatto che l'efficacia di qualsiasi trattamento immunoprofilattico è non soltanto legata alla bontà del vaccino adoperato e al suo corretto uso, ma anche alla estensione del trattamento.
Sarebbe pertanto vana speranza attendersi la sradicazione della endemia poliomielitica da una limitata applicazione della pratica vaccinale: bisogna, al contrario, richiedere la massima estensione della vaccinazione e la massima rapidità nella sua attuazione.
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Repetita iuvant per i coglioni narcisi che s'improvvisano epidemiologi e epistemologi:

"Sarebbe pertanto vana speranza attendersi la sradicazione della endemia poliomielitica da una limitata applicazione della pratica vaccinale: bisogna, al contrario, richiedere la massima estensione della vaccinazione e la massima rapidità nella sua attuazione".

Il servizio ispettivo del Ministero, opportunamente rinforzato, dovrà accertare che tutto proceda secondo il piano prestabilito . Si è anche detto ai medici provinciali che il Ministero della sanità confida nella loro comprensione e collaborazione, della quale non vi è motivo di dubitare .
Devo infine richiamare l'attenzione degli onorevoli interroganti e dei colleghi tutti sulla necessità da me sentita di predisporre un vasto piano di propaganda per garantire la massima adesione al programma di vaccinazione, sulla base delle parole di Sabin :
« Bisogna vaccinare quante più persone è possibile, nel più breve tempo possibile » . A tale riguardo sottopongo all'attenzione degli onorevoli interroganti una elencazione sommaria di ciò che il Ministero ha ritenuto di dover fare per ottenere appunto, attraverso una vasta opera di propaganda, la partecipazione della popolazione a questa campagna civile che intendiamo promuovere.
Per quanto riguarda gli interventi sui mezzi di comunicazione di massa,
ci siamo rivolti alla R.A.I .-TV., sia direttamente, sia attraverso i ministri delle poste e delle partecipazioni statali e attraverso il presidente della Commissione parlamentare di vigilanza.
I contatti si svolgono ai seguenti livelli :
a) « Telegiornale » : è stato consegnato materiale vario per la
preparazione di inserti ; è stata concordata un 'intervista del ministro;
sono state segnalate alcune riunioni provinciali dei comitati
organizzatori; sono previsti vari interventi a ritmo progressivo.
b) Programmi televisivi generali : sono in corso accordi con la « TV. dei ragazzi » , « Tempo libero », (C L'ora dell'agricoltore » e « Telescuola », con appositi programmi .
e) Radio : sono stati presi accordi per una sollecita messa in onda dei comunicati stampa . Sono stati consegnati la sceneggiatura e il soggetto per un documentario radiofonico della durata di 15 minuti.
Per quanto riguarda la stampa d'informazione, d'intesa con la Lega per la lotta contro la poliomielite, è stato bandito un concorso giornalistico per il migliore articolo divulgativo che verrà pubblicato nel periodo febbraio-maggio.
E' stato richiesto l'interessamento della Federazione nazionale della stampa per ottenere una collaborazione da parte di tutti i giornali. Sono stati forniti elementi per articoli e concesse interviste a numerosi quotidiani d'informazione. In particolare, ci siamo rivolti alla stampa femminile, e sono state interessate le riviste femminili più diffuse, inviando loro un « appello
del ministro », che ha trovato già vasta eco sulle loro pagine, provocando la richiesta di interviste e schemi per articoli da parte di altre riviste affini.
Ci siamo altresì rivolti alla stampa medica o specializzata, interessando l'Unione dei medici collaboratori della stampa e fornendo elementi e dati per la compilazione di articoli sulle riviste mediche più diffuse .
Si è provveduto a prendere accordi con l'Associazione aiuti internazionali per la produzione di 3-4 shorts della durata di un minuto circa; tali shorts verranno successivamente consegnati ai cinemobili della Presidenza del Consiglio ed introdotti nel circuito cinematografico. È stato elaborato anche il soggetto per un documentario cinematografico in 35 millimetri, della durata di 12 minuti, che si cercherà di introdurre nel circuito normale.
Sono state sollecitate, tramite il Ministero del turismo e dello spettacolo, le case produttrici di cinegiornali per la ripresa delle varie fasi della campagna. Si è provveduto alla stampa di manifesti, d'intesa con la Lega per la lotta contro la poliomielite, ed è stato studiato un modello di manifesto-tipo per annunciare la vaccinazione, che verrà distribuito prevalentemente nelle province meridionali che richiedono maggiori sollecitazioni.
Si è provveduto, sempre d'intesa con detta lega, a predisporre lo schema di un giornale murale da far affiggere presso uffici pubblici.
Sono in corso accordi con la Presidenza del Consiglio per dedicare un numero del giornale murale Documenti di vita italiana alla vaccinazione antipolio, e le è stato fornito il materiale relativo.
Vi sono stati interventi differenziati presso sindacati, associazioni mediche, femminili e giovanili. Per la prima volta è stata richiesta ufficialmente la collaborazione dei sindacati in materia esclusivamente sanitaria. Sono lieto di comunicare che i sindacati hanno accolto con entusiasmo l'appello loro rivolto ed è stato loro fornito materiale per articoli divulgativi e propagandistici su giornali di categoria e giornali murali di fabbrica, promettendo collaborazione per la vaccinazione presso gli asili-nido di fabbrica.
E' stata anche chiesta la collaborazione della Confindustria per l'organizzazione di sedute di vaccinazione negli asili-nido e per la collaborazione da parte del servizio sociale di fabbrica . Ci siamo rivolti, naturalmente, anche alla Federazione nazionale degli ordini dei medici, alla Società italiana di pediatria , alle federazioni dei collegi delle infermiere, assistenti sanitarie, ostetriche e vigilatrici d'infanzia, all'Associazione medici condotti, all'Associazione italiana per l'igiene, all'Associazione ufficiali sanitari ed alle associazioni femminili. (...)
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Mancini con Antonio Segni e la moglie 
Laura Carta Caprino nella sede ONMI

 

PRESIDENTE. Credo di dover sottolineare che raramente interrogazioni hanno avuto una risposta così ampia e da parte del ministro in persona. L'onorevole Pasqualicchio ha facoltà di dichiarare se sia sodisfatto.

PASQUALICCHIO. Sono personalmente contento dell'ampia esposizione che il ministro ha fatto sul problema, che ha angosciato la coscienza italiana per lungo tempo.
Ringrazio sentitamente l'onorevole ministro e rilevo che la sua risposta
di oggi è la conclusione di tutta una serie di discussioni e di proposte fatte nei due rami del Parlamento.
La nostra preoccupazione era, oltre che sincera, pressante, in quanto in passato a certe nostre interrogazioni non è stata data risposta, così come è accaduto per una mia proprio in questa materia presentata oltre due anni fa al Senato. (...)
È inutile riandare al passato. L'efficacia della vaccinazione antipolio è entrata ormai nella coscienza popolare. Noi sappiamo che, quando nel 1955 negli Stati Uniti si iniziò la vaccinazione, i poliomielitici erano oltre 28 mila e che nel 1960 i casi si ridussero a 3 mila, su una popolazione di oltre 180 milioni di abitanti. Se facciamo un confronto con la situazione in Italia, rileviamo che mentre nel 1960 negli Stati Uniti sono stati registrati 3,256 casi di poliomielite, in Italia se ne sono avuti
3.555. E bisogna tenere presente che la popolazione italiana è molto
inferiore a quella degli Stati Uniti. La maggiore incidenza percentuale della poliomielite in Italia è dovuta proprio alla mancanza di una vaccinazione praticata con criteri moderni e scientifici.
Voglio semplicemente ricordare al ministro alcuni dati non statistici, e alcuni problemi che investono le modalità della vaccinazione.
La vaccinazione deve essere frazionata o unitaria ? Ecco uno dei problemi più importanti sui quali dobbiamo soffermare la nostra attenzione. Sappiamo tutti che quella frazionata esige non poco tempo: si inizia con il vaccino di tipo 1, poi dopo 4 o 6 settimane si passa al tipo 2, quindi dopo altrettante settimane al tipo 3 e infine, dopo circa sei mesi, si pratica una iniezione unitaria.
Sappiamo però, sulla scorta degli studi scientifici più recenti, che si può raggiungere effettivamente l'obiettivo di una immunizzazione attiva e permanente con una vaccinazione unitaria, nel senso cioè di un'unica somministrazione dei tre tipi di vaccino, ottenendo lo stesso risultato che si persegue con la vaccinazione frazionata. Credo che questo sia un sistema da mettere in atto. Come medico, credo che esso sia il più efficace.
Un altro problema nasce dall'impostazione giuridica del problema della vaccinazione. Deve essere volontaria o obbligatoria? Sappiamo che non esiste alcuna legge al riguardo, però le sollecitazioni prospettate dal ministro ci fanno intendere che, se essa non è obbligatoria legalmente, deve almeno esserlo socialmente, in quanto vengono mobilitati molti servizi, ospedalieri e sociali, che contribuiranno alla diffusione delle
vaccinazioni: la quale, si badi, deve essere praticata durante il periodo invernale e non più tardi della primavera, altrimenti ci troveremmo completamente sforniti dei mezzi difensivi all'esplodere eventuale dell'epidemia, che come si sa, è più intensa nei mesi estivi.
Concludendo, ritengo che i provvedimenti che l'onorevole ministro ci ha comunicato e quelli che intende adottare siano corrispondenti alle esigenze di una vaccinazione attiva, proficua e sollecita.

(rispetto al resoconto stenografico, i neretti ovviamente sono stati aggiunti per sottolineare la crucialità di questioni che si ritrovano praticamente uguali a distanza di 57 anni).





PRESIDENTE. L'onorevole De Pascalis ha facoltà di dichiarare se sia sodisfatto.

DE PASCALIS. Desidero innanzitutto esprimere al ministro un riconoscimento per la sensibilità che lo ha portato in quest'aula a rispondere di persona alle interrogazioni che riguardano un argomento così importante, ed anche un ringraziamento per la tempestività della sua risposta.
Il 1° marzo si svolgerà in tutta Italia, per iniziativa del Ministero, una giornata nazionale contro la poliomielite.
È chiaro che non poteva mancare, alla vigilia di una iniziativa tanto importante che si propone di rilanciare la vaccinazione antipoliomielitica di massa, la parola del Parlamento. Sono stati investiti della questione gli uffici dello Stato, le organizzazioni sindacali, gli organismi più diversi: non poteva non esserne investito il Parlamento.
L'obiettivo della interrogazione che io e altri colleghi del mio gruppo abbiamo presentato, era proprio questo : porre all'attenzione del Parlamento il problema della poliomielite e della vaccinazione di massa.
E se un augurio e un auspicio posso formulare, è che questa campagna, che si svilupperà nel corso del mese di marzo e dovrà investire ceti e categorie diversi dell'opinione pubblica italiana, possa essere spiritualmente e moralmente presieduta dal Presidente della Repubblica, che so particolarmente sensibile. (mancano delle parti del resoconto stenografico)



Basterebbe pensare alle cifre che purtroppo pongono ancora oggi l'Italia al primo posto fra le nazioni interessate epidemicamente dalla poliomielite. Evidentemente, come ha osservato il collega Romano, la vaccinazione di massa col vaccino Salk non ha servito ad altro che a fermare la corsa tragica di questa malattia.
Ma noi socialisti già lo dicemmo nel 1960 e di nuovo nel 1961. Ricorderò che fu proprio l'Avanti! a levare, nel 1961, un grido d'allarme e a sollevare dubbi sull'efficacia del metodo Salk, chiedendo nuove terapie, nuovi interventi per fare fronte in modo integrale e definitivo alla poliomielite. Citerò al riguardo due dati che si riferiscono a due paesi diversi e tra di loro distanti : gli Stati Uniti, che registravano nel 1959 8.425 casi di poliomielite e scendevano nel settembre del 1963 a solo 160
casi, dopo aver realizzato una vasta vaccinazione di massa con il metodo Sabin; la Polonia, paese più simile all'Italia, che partiva nel 1958 con 6 .090 casi e arrivava nel luglio 1963 a 15 casi soltanto,
dopo aver vaccinato con il vaccino Sabin 3 milioni di bambini nel 1960,
un altro milione nel 1961 e dopo aver distribuito altri cinque milioni di dosi nel 1962.
Di fronte a questi dati, dobbiamo dunque dire che in Italia si è
aspettato troppo.
Ma vale la pena che la Camera si ponga l 'interrogativo: perché si è aspettato troppo? Perché solo nel novembre 1963, in una riunione presso il Ministero della sanità presieduta dall'allora sottosegretario Santero, si decise di riconoscere che il vaccino vivo attenuato scoperto dal professor Sabin poteva essere utilizzato anche in Italia ? È un interrogativo questo che deve essere presente a noi perché in noi è ancora vivo, onorevole ministro, il ricordo di quanto accadde nel 1958 di fronte alla forma epidemica che aveva assunto allora questa malattia e all'inerzia dello Stato e alla inefficienza del
Ministero della sanità.
A questo punto io non posso, quindi, che congratularmi con il ministro Mancini per il lavoro fin qui compiuto e fargli alcune raccomandazioni per il lavoro ancora da compiere: una vigilanza effettiva e permanente sulla preparazione e sulla distribuzione delle attrezzature frigorifere necessarie al vaccino Sabin, per evitare anche in questo settore l'insorgere di fenomeni di speculazione privata. Ancora: il controllo e la sollecitazione sui comitati provinciali che devono muoversi autorevolmente, investendo l'opinione pubblica, sollecitandola a prendere atto dei rischi della poliomielite e della esigenza della vaccinazione; inoltre lo studio del problema se sia giunto il momento di passare alla obbligatorietà della vaccinazione antipoliomielitica.
Raccomando infine una estrema chiarezza (che mancò con il vaccino Salk, di fronte al quale l'opinione pubblica fu sempre incerta se tre o quattro dovessero essere le dosi da somministrare) e una estrema
semplicità nella popolarizzazione degli indirizzi di lavoro e circa il numero (tre o quattro) delle somministrazioni necessarie.
Bisogna che ciò sia chiarito subito e con esattezza per evitare che si creino, nello sviluppo della campagna di vaccinazione, incertezze e preoccupazioni che finirebbero col paralizzare l'efficacia della
campagna stessa.
Per concludere, ribadisco la nostra sodisfazione che un ministro della delegazione socialista al Governo sia riuscito, nonostante tutte le difficoltà, a mettere in atto tempestivamente una vasta
campagna antipoliomielitica e assicuro al ministro, e quindi al Governo, la nostra collaborazione perché questa campagna possa investire tutto il paese, tutta l'opinione pubblica e perché l'Italia possa raggiungere anch 'essa quei traguardi che hanno raggiunto altri paesi, vicini e lontani, dalla Svizzera alla Nuova Zelanda, nei quali il flagello della poliomielite è scomparso e non impaurisce più i lavoratori e l'opinione pubblica.



Il contesto storico


La IV Legislatura della Repubblica Italiana è stata in carica dal 16 maggio 1963 al 4 giugno 1968. Fu la prima Legislatura che vide il numero dei deputati fissato a 630 e dei senatori a 315, per effetto della Legge costituzionale 2/1963. 
Governi: Leone I (1963); Moro I (1963-1964); Moro II (1964-1966); Moro III (1966-1968)
Elezioni: Politiche 1963
Capo di Stato: Antonio Segni (1963-1964); Il 7 agosto 1964, durante un concitato colloquio con l'esponente socialdemocratico Giuseppe Saragat e con il presidente del Consiglio dei ministri Aldo Moro, Segni fu colpito da trombosi cerebrale  (il 10 agosto assunse le funzioni ordinarie di supplente il Presidente del Senato Cesare Merzagora, mantenute fino al 29 dicembre. 
Poi sarà eletto Giuseppe Saragat (1964-1968)
Inizio: 16 maggio 1963
Fine: 4 giugno 1968
Il Presidente del Consiglio è Aldo Moro (il cosiddetto Moro I), Pietro Nenni è il vicepresidente del consiglio), il ministro degli Affari esteri non è Gigino Di Maio ma Giuseppe Saragat, all'Interno c'è Paolo Emilio Taviani, con sottosegretario Leonetto Amadei (il padre costituente fa parte della Commissione Affari costituzionali e della Commissione giustizia, di cui, per breve tempo, fu anche presidente). 
Il sottosegretario del ministero di Grazia e giustizia si chiama Riccardo Misasi. Il ministro del Bilancio è Antonio Giolitti, quello del Tesoro è Emilio Colombo, quello della Difesa è Giulio Andreotti, ai Lavori pubblici siede Giovanni Pieraccini, all'Agricoltura e foreste c'è Mario Ferrari Aggradi (con Dario Antoniozzi sottosegretario). Il ministro del Commercio con l'estero è Bernardo Mattarella (insomma il fratello di Sergio). E Giacomo Mancini cosa fa? 
Il ministro della Sanità. E si trova ad affrontare una epidemia colossale di poliomelite che nei paesi della Regione Europea - dal 1951 al 1955 - ha già paralizzato circa 28.500 bambini ogni anno. La diffusione della polio ha raggiunto un picco negli Stati Uniti nel 1952 con oltre 21mila casi registrati. In Italia, nel 1958, furono notificati oltre 8mila casi. 




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