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giovedì 22 agosto 2019

Varie aporie






Valigia Blu
Come Valigia Blu non abbiamo nessuna posizione in merito alle possibili soluzioni alla crisi emerse in questi giorni. Una cosa è certa: sarà il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a gestire e guidare la crisi a partire dalle dichiarazioni di domani in aula del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.
Ci interessano però le aporie che continuano ad emergere dalle dichiarazioni di chi questa crisi l'ha voluta.
1) PD e Movimento 5 Stelle, gli sconfitti che fanno l'accordo.
Veramente alle elezioni del 4 marzo 2018 il Movimento 5 Stelle ha preso il 32,7%, il PD 18,7% e la Lega 17,4%.
2) La loro alleanza sarebbe un tradimento del voto.
Veramente signor Salvini lei si è presentato in coalizione con Berlusconi e Meloni alle elezioni del 4 marzo e poi ha fatto un governo con Di Maio. I cittadini non avevano votato per una alleanza giallo-verde.
3) I signori delle poltrone che non vogliono mollare le poltrone e lo fanno solo per le poltrone.
Veramente è lei signor Salvini che ha presentato una mozione di sfiducia a Conte ma sta ancora lì sulla poltrona di ministro, lei con i suoi ministri e sottosegretari.
4) Il Movimento 5 Stelle dice che sono inaffidabile. E allora ditelo che volete fare alleanza con Renzi. Mi hanno fermato perché ora c'era la manovra economica, hanno paura perché voglio abbassare le tasse.
Veramente è lei signor Salvini che ha aperto la crisi di governo dopo due giorni dalla sua richiesta di fiducia sul decreto sicurezza bis che ha pure ottenuto.
5) Non ho paura di andare in galera, se devo andare in galera per la sicurezza degli italiani lo farò. Io non mollo.
Veramente lei signor Salvini ha detto la stessa cosa per il caso Diciotti e poi hai implorato i suoi alleati di salvarla, di non concedere l'autorizzazione a procedere ai magistrati, di fatto scappando dal processo.
6) Da quando ci sono io al governo abbiamo restituito dignità al paese. Prima dicevano andate in Italia tanto fate quello che volete, si caga, si piscia e non succede mai niente.
A questa non sappiamo rispondere perché questa cosa che si diceva dell'Italia proprio non la sapevamo.
Fonti:
Repubblica: bit.ly/2z3OrzV
Comizio di Matteo Salvini a Massa: bit.ly/31HbNHI


 Ettore Ferrini
C’era una volta il M5S 
19 Febbraio, 2019

C’era una volta un regolamento che vietava agli eletti del M5S di 
andare in televisione ma poi, senza mai fare una votazione a 
riguardo, Grillo decise di cambiarlo e ci siamo ritrovati Di Battista 
e Di Maio anche nelle puntate di Peppa Pig.
Era lo stesso regolamento che vietava di espellere parlamentari 
senza la ratifica della “Rete” ma poi Grillo decise di non 
rispettarlo e fece fuori Iannuzzi senza chiedere niente a nessuno. 
C’era una volta un regolamento che non prevedeva nessun 
“Direttorio”, ma poi Grillo decise di modificarlo e scelse alcuni 
fra i suoi fedelissimi, il tutto rigorosamente senza far votare i 
propri elettori. C’era una volta un regolamento che prevedeva che i 
candidati fossero scelti dalla Rete ma poi a Grillo non piacque la 
Cassimatis e se se ne fregò altamente del volere degli iscritti. 

C’era una volta lo slogan “uno vale uno” ma poi arrivarono le multe 
di 100.000€ ai cosiddetti traditori. C’era uno volta lo streaming e 
non c’è più. C’era una volta il “non faremo nessuna alleanza”, 
salvo prima finire con il peggior xenofobo al Parlamento Europeo e 
poi anche in quello italiano. C’erano una volta gli scontrini, i 
rendiconti pubblici fino all’ultimo euro, ma non ci sono più. 
C’era una volta Di Maio che intimava ad Alfano di dimettersi perché 
semplicemente indagato ma poi arrivò il nuovo codice etico per 
parare il culo alla Raggi. C’era una volta la lotta per un 
“parlamento pulito” e adesso si vota per impedire il processo di un 
ministro, fra l’altro segretario d’un partito che ha rubato 49 
milioni di euro ai cittadini.
Insomma: c’era una volta il Movimento Cinque Stelle.
Un aggregato disomogeneo che però restava coeso in funzione almeno 
di ciò che avversava. Adesso non solo non sa più cosa vuole ma non 
sa più neanche cosa “non” vuole. In questi anni l’ho scritto molte 
volte ma a costo di annoiarvi lo devo ripetere: questo dipende dal 
fatto che il M5S è totalmente privo di un’ideologia di base, anzi, 
si dice che sia requisito fondamentale non essere né di destra né 
di sinistra, che tradotto in italiano significa essere di destra, 
perché in caso contrario rifuggiresti come la peste questa 
definizione. La Democrazia non è una specie di continuo sondaggio 
ma un confronto, altrimenti basterebbe nominare Pagnoncelli 
presidente del Consiglio. Quale rispetto c’è per gli elettori se 
poi alle votazioni online non serve neanche essere attivisti o 
impegnati nei gruppi locali, ma basta essere iscritti a un sito? 

Quale partecipazione vedete, nella costruzione di regole comuni, 
se queste votazioni sono fatte secondo le regole dettate da 
un’azienda, agli orari che decide un’azienda, e da un’esigua 
quantità di persone scelte (guarda un po’) dalla solita azienda? 
chi vi comunica poi i risultati? Sempre la Casaleggio Associati.
allora vi chiedo: il Movimento Cinque Stelle è davvero vostro 
oppure vi è stato solo fatto credere che lo fosse da una società di 
comunicazione, il cui controllo peraltro si eredita per 
successione? Se le vostre mani applaudivano sia quando Grillo 
spaccava i computer che adesso che li vorrebbe usare per qualsiasi 
cosa, avrete la vostra risposta.

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1 luglio 2019
Luigi Di Maio, sposa a pieno la linea tenuta dal ministro dell’Interno, Matteo Salvini, sul caso Sea Watch e sulla questione migranti e Ong e, anzi, tenta di inasprirla: “Confischiamo le navi Ong che violano la legge”. Il capo politico M5s annuncia una proposta per fare in modo che le navi delle Ong vengano sequestrate e rimangano in dotazione allo Stato.
06 luglio 2019 
“Con il decreto sicurezza bis mettiamo fine allo show dell’immigrazione”. A pronunciare queste parole non è Matteo Salvini, che il provvedimento diventato legge ieri dopo il voto di fiducia in Senato lo ha fortemente voluto e sostenuto. L’autore di questa frase è Luigi Di Maio, che usa termini simili, molto simili, a quelli del suo collega. 

Un’occhiata ai commenti della pagina di Luigi Di Maio il giorno dopo l’approvazione del decreto sicurezza bis. Mentre il vicepremier e bisministro pubblica elenchi di autoelogio su quanto ha ottenuto il M5S, nei commenti gli fanno notare quello che ha dimenticato.
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